cronaca | Sono passati
21 anni dalla Strage che, nel
Maggio del 92, pose fine alla vita di
Giovanni Falcone, magistrato di punta dellepoca nella lotta alla mafia, eppure restano ancora irrisolte alcune importanti domande che un paese solito nell'autoproclamarsi civile come il nostro, non può certamente permettersi il lusso di avere.
Falcone doveva morire prima - I successi conseguiti grazie allopera di repressione condotta dal pool investigativo antimafia - nato per volontà del consigliere istruttore di allora, Rocco Chinnici, e portato a compimento il 16 Novembre 1983 dal suo successore Antonino Caponnetto - misero certamente a rischio la vita del giudice Falcone: fu questa una delle cause che condussero alla sua condanna a morte.
Il primo serio tentativo di eliminazione avvenne proprio nel giugno del 1989, quando a qualcuno, e non si sa come, trapelò la notizia che Giovanni Falcone, aveva intenzione di far fare un bagno a dei colleghi svizzeri, Carla Maria del Ponte e Claudia Lehman, presso la propria casa di villeggiatura dellAddaura, durante una pausa pranzo.
I magistrati svizzeri si trovavano a Palermo per indagare sul traffico di stupefacenti e riciclaggio di denaro sporco tra la Sicilia, la Svizzera e gli Stati Uniti. Il Giudice, in quell'occasione, fu oggetto di un fallito attentato ordito nei suoi confronti, non solo da soggetti che vedremo poi essere coinvolti nelleccidio di Capaci, ma anche da altre cosiddette menti raffinatissime scontente certamente delloperato fin lì condotto da Falcone.
Ed infatti, nessuno, se non i diretti interessati, nonché ovviamente gli uomini addetti alla sicurezza, era a conoscenza circa le intenzioni del giudice ma, ciononostante, la polizia, presente sul posto e addetta a svolgere la c.d. bonifica del luogo, si accorse di una borsa da sub presente fra le rocce sottostanti la casa di Falcone. Allinterno della borsa sospetta, adiacente al punto di accesso al mare, risultò essere presente un ingente quantitativo di candelotti di dinamite, pronto a saltare in aria nel momento in cui i giudici fossero stati presenti nei pressi della scogliera.
Al giornalista dellUnità, Saverio Lodato che lo intervistò nellimminenza dei fatti, Falcone, preoccupato, parlò di menti raffinatissime che tentano di orientare certe azioni della mafia disse - Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa Nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi. Ho limpressione spiegò - che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi.
Falcone lasciò intendere come in questo caso Cosa Nostra non agì affatto da sola ma, probabilmente, con laiuto di elementi esterni ad essa. I suoi nemici, infatti, si trovavano sia allinterno della procura che della magistratura. Ma anche nellopinione pubblica stessa, la quale sosteneva pure come egli se lo era organizzato da solo, per farsi un po di pubblicità!, tentando in questo modo di screditare ulteriormente la buona immagine ed il buon operato che tutto il mondo riconosceva al giudice Falcone.
Non è infatti, un eufemismo dire che Giovanni Falcone allora fosse il migliore, come tale, più esposto magistrato al mondo - tanto che lanno scorso nelloccasione del ventennale della Strage di Capaci anche la home page del sito del FBI omaggiava il compianto Falcone per lenorme contributo fornito nella lotta globale al crimine organizzato.
Nellottica delle perplessità esposte da Falcone, non certamente secondario appare, dunque, l errore compiuto dallartificiere Maresciallo Tumino che disinnescò lordigno facendolo esplodere in modo tale da cancellare ogni prova presente sul luogo.
Un appuntamento rinviato: lattentatuni Soltanto tre anni dopo quel misterioso evento dellAddaura, un altro imprevisto, questa volta fatale, attendeva Giovanni Falcone accompagnato in quelloccasione dalla moglie Francesca Morvillo - e la sua scorta.
Fu lultima volta che vide la sua Sicilia dallalto, dallaereo che lo riportava da Roma dove viveva in quel periodo per esercitare lincarico di direttore degli affari penali al Ministero di Grazia e Giustizia - a Palermo, probabilmente per trascorrere un weekend di riposo.
Alle 17:43, il Falcon 200 dei servizi segreti, che trasportava il giudice e la sua scorta, atterra allaeroporto di Punta Raisi. Proprio in quel momento, il basista Gioacchino La Barbera chiamava Giovanni Brusca, per comunicargli dellarrivo dei bersagli da colpire, utilizzando la frase criptica tutto apposto.
Tredici minuti dopo, alle 17:58, lIstituto Nazionale di Geofisica di Monte Cammarata registra uno smottamento della terra. Non si tratta del terremoto, ma di una fortissima esplosione, provocata da ben 400 chili di tritolo, che scava un cratere profondo quasi quattro metri nellautostrada Palermo-Punta Raisi, allaltezza dello svincolo per Capaci, spezzando le vite di Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, e tre uomini della scorta, Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.
Eccolo lattentatuni, il piano di morte programmato per luccisione del giudice antimafia Giovanni Falcone, che ha lasciato unItalia sgomenta di fronte a un gesto di una ferocia inaudita.
La misteriosa sparizione del databank di Falcone Come nel caso della famosa agenda rossa del giudice Borsellino - di cui non si ebbero più notizie dopo lattentato che lo uccise in via DAmelio, il 19 luglio dello stesso anno della strage di Capaci anche attorno allattentato che tolse la vita a Falcone, si pongono alcuni interrogativi, fra i quali: Chi, mentre Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo morivano in ospedale, e la Procura di Caltanissetta disponeva il sigillo sia degli uffici che dellabitazione del giudice, si introdusse nella sua casa di Roma facendo sparire, per un certo periodo di tempo, il databank Casio in cui Falcone annotava appunti e considerazioni?
Chi lo manomise e lo fece ritrovare successivamente, nel suo studio in via Arenula, al ministero di Giustizia, alla fine del mese di giugno?
Per quale motivo si lasciarono, volutamente, le tracce di una manomissione al databank?
Il consulente della Procura di Palermo Gioacchino Genchi, sentito al processo, fornì la seguente ipotesi: Bisogna bilanciare la malafede, lincapacità o la volontà di dissimulare simulando, perché a volte ci si può fingere estremamente imbecilli per far sembrare tutto quello che si fa come frutto di unattività puerile.
Il pizzino dei Servizi segreti rinvenuto sul luogo della strage Da chiarire anche un altro dei tanti elementi misteriosi di questo tragico evento: il ritrovamento, tre giorni dopo lesplosione, di un bigliettino con su scritto: Guasto numero 2 portare assistenza settore numero 2.GUS, via Selci numero 26, via Pacinotti seguito da un numero di cellulare 0337/806133. Intestatario del numero era un tale Lorenzo Naracci, funzionario appartenente al Sisde, servizio segreto civile.
Lipotesi di una convergenza di interessi di settori deviati dei servizi segreti scrive il pm Tescaroli nella sua requisitoria viene corroborata dal rinvenimento di questo bigliettino, tuttavia ci si deve chiedere, in effetti: come mai un biglietto con unannotazione relativa al nome e alla sede di una società del Sisde, nonché ad un numero telefonico di un funzionario appartenente alla medesima struttura siano stati rinvenuti in quel luogo proprio nella immediatezza delleccidio? Quando, da chi e per quale motivo è stato fatto ritrovare quel sito?
Domande che ancora sono in attesa di una risposta, per fare giustizia, per onorare la vita e il sacrificio di uomini che hanno sacrificato se stessi per la legalità.
L'Italia non dimentica.