cronaca | Il 3 luglio 2000 ci si era convinti che, grazie all'attuazione della Legge R. Sicilia n.15 e la registrazione dellanimale presso l'anagrafe canina, si sarebbero non solo tutelati gli animali da affezione ma si credeva fermamente che si sarebbe risolto anche
il grave problema sociale del randagismo. Oggi, una recente inchiesta su questo fenomeno ha però rivelato che, nella nostra regione, sono presenti
almeno 65.000 randagi dei quali solo 8.000 ospitati in strutture pubbliche per loro predisposte.
Lo denuncia, in uninterrogazione parlamentare indirizzata al Governo della Regione, il vice presidente del PDL all'Ars, lonorevole Marco Falcone, il quale spiega il randagismo è un fenomeno sociale che andrebbe affrontato a monte attraverso l'educazione civica nei vari livelli di istruzione scolastica e con la sensibilizzazione dei cittadini nei confronti degli animali domestici che, talvolta, diventano indesiderati, ed a valle con un maggior controllo del territorio, listituzione e ampliamento di gruppi cinofili all'interno dei corpi di polizia municipale. Occorre, quindi conclude Falcone accelerare i tempi per porre ordine in questo settore: con il contenimento del numero dei randagi che hanno un costo annuale per i cittadini siciliani di centinaia di migliaia di euro; avviando nelle scuole siciliane un progetto finalizzato alla sensibilizzazione degli studenti di ogni ordine e grado; prevedendo nella prossima finanziaria e bilancio un congruo finanziamento utile alla creazione di gruppi cinofili nei comuni.
La stessa OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) ha infatti dichiarato che, nonostante la legge 15/2000 abbia rappresentato una pietra miliare per il valore etico del rapporto uomo-animale e per la necessità di promuovere la tutela e il rispetto degli animali daffezione, il randagismo, è sotto gli occhi di tutti, un problema sociale da contenere con le strategie più efficaci ed attraverso una seria progettualità, in cui necessitano ampie collaborazioni e sinergie.