cronaca | Terreni, appartamenti, fabbricati rurali e varie disponibilità finanziarie, insomma
un patrimonio di quasi 4 milioni e mezzo di euro è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza di Palermo. Interessato dal provvedimento sarebbe
Vincenzo Giovanni Scavetto,
un imprenditore agricolo già condannato in primo grado nel 2012 per associazione mafiosa a 10 anni di reclusione.
Sono state le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia a condurre all'identikit dellimprenditore agrigentino, il quale avrebbe non soltanto fatto parte di Cosa nostra e della cosca agrigentina di Casteltermini (dove gli sono stati sequestrati, tra le altre cose, terreni del valore di oltre un milione di euro) in concorso con boss del calibro di Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella, ma avrebbe anche favorito la latitanza di diversi capifamiglia come Salvatore Fragapane. Proprio dopo larresto di Fragapane, scattato nel 1995 dopo una latitanza durata 3 anni, Scavetto avrebbe consolidato la propria posizione in seno a Cosa nostra, diventando per il territorio di Casteltermini uno dei principali punti di riferimento dellorganizzazione, per conto della quale avrebbe anche mediato nella gestione del pizzo.
A incastrarlo sono state anche le disponibilità patrimoniali e finanziarie tracciate dalle Fiamme Gialle e acquisite nel periodo in cui limprenditore partecipava alle attività illecite della Cosca, risultate sproporzionate rispetto ai suoi redditi dichiarati e ufficiali coi quali non avrebbe potuto permettersi terreni con annessi fabbricati rurali e appartamenti in quel di Casteltermini per oltre 4 milioni di euro.