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Sono giunte a una svolta le indagini sull'omicidio di Massimo Pandolfo, luomo assassinato a Palermo la notte tra il 25 e il 26 aprile: il suo cadavere era stato ritrovato,
come ricorderete, in zona Acqua dei Corsari allinterno del Teatro del Sole, e presentava numerose ferite da arma da taglio e il cranio fracassato.
Sesso e soldi non sarebbero i soli moventi del delitto compiuto dal diciassettenne che nelle scorse settimane ha confessato di essere stato proprio lui a sferrare quella quarantina di coltellate che hanno ucciso Pandolfo, fino a sfigurargli completamente il volto. Tuttavia il giovane, che già da qualche tempo gravitava nell'ambiente della prostituzione omosessuale, non avrebbe potuto aggredire da solo Pandolfo, un uomo dalla corporatura piuttosto robusta. Avrebbe avuto dunque dei complici che lasciano pensare a un vero e proprio regolamento di conti. Tre persone, infatti, sono state iscritte nel registro degli indagati: Fabio Oliveri, classe 1981, Fabio Mazzola, classe 1975, e Sergio Paternò, classe 1990.
Gli inquirenti stanno valutando se si tratta degli stessi complici che fecero ritrovare lautomobile Citroen C3 di colore grigio appartenente alla vittima parzialmente incendiata in via Salvatore Cappello o se hanno partecipato al delitto. Intanto il pm, che avrebbe voluto eseguire degli accertamenti per confrontare il DNA degli indagati con le tracce biologiche trovate nella macchina, non ha potuto procedere. Secondo il legale di uno dei tre indagati, Raffaele Bonsignore, questo tipo di accertamento deve essere fatto in presenza di un perito. Sarà quindi il Gip a decidere se e quando svolgere l'incidente probatorio.