cronaca |
Sono 4 gli arresti scattati ieri tra Catania, San Pietro Clarenza e Mascalucia che hanno inferto un ulteriore duro colpo al racket del
pizzo, un cancro che nuoce gravemente al tessuto socio-economico della Sicilia.
A finire in carcere con laccusa di estorsione è stata lintera linea maschile della famiglia Valenti, affiliata al clan Pillera-Puntina, da Vincenzo (classe 1964) a Gaetano Valenti (classe 1959), da Antonino (classe 1961) al più giovane, il 28enne Giuseppe Valenti figlio di Vincenzo.
È stata la denuncia di un imprenditore edile catanese a far partire loperazione anti-usura, condotta dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Piazza Dante e diretta dalla Procura della Repubblica della città etnea. Dalle indagini effettuate è emerso che dal 2011 i Valenti esercitavano continue minacce e intimidazioni con finalità estorsive nei confronti della vittima.
Il racconto delle estorsioni - Limprenditore ha infatti raccontato di essere stato prima costretto a realizzare gratuitamente per i Valenti dopo numerose minacce e nonostante le precarie condizioni economiche in cui luomo versava importanti lavori di ristrutturazione per un valore di 18 mila euro. Ma la disonestà degli estorsori non finisce qua. Una volta conclusi i suddetti lavori, Vincenzo e Giuseppe Valenti, padre e figlio, hanno infatti continuato a minacciare limprenditore tentando addirittura di imporgli lassunzione del giovane per un salario mensile di ben 3.600 euro. Giovane che ha poi chiuso con un lucchetto il portone di ingresso dellazienda così da impedire laccesso al legittimo proprietario, il quale si è visto recapitare una procura per la cessione dellazienda e dei macchinari, per un prezzo tre volte inferiore all'effettivo valore di mercato.
È stato questo ultimo atto persecutorio che ha portato limprenditore edile a denunciare tutto ai carabinieri che hanno trasferito i fratelli Valenti, insieme al giovane nel carcere di Piazza Lanza.
Quella che vi abbiamo appena raccontato è la storia di un uomo che ha dato fiducia alle Istituzioni, che ha denunciato non temendo alcun tipo di ripercussione da parte di queste micro-organizzazioni criminali di tipo mafioso ma credendo nell'intervento delle Forze delle Ordine.
Lui come il gestore del bar di Librino che, sottomesso da quasi 10 alle angherie del clan Ercolano-Santapaola, ha deciso di denunciare portando all'arresto di 7 criminali.
O come i 77 arresti scattati nell'
operazione Fiori bianchi, anche loro ritenuti affiliati alla famiglia Ercolano-Santapaola e responsabili di aver effettuato per conto del clan, sin dal 1993, la sistematica raccolta di denaro in danno delle più diverse attività di tipo commerciale e imprenditoriale dislocate in diversi comuni di Catania.