Ieri, 11 marzo 2013, il Popolo della Libertà ha occupato il Palazzo di giustizia di Milano per difendere il suo leader, Silvio Berlusconi che, contrario a questo genere di manifestazione aveva chiesto di soprassedere, ed è tutt'oggi ricoverato al San Raffaele per uveite.
Per Alfano è 'emergenza democratica' - I quasi 200 pdllini, dopo aver intonato lInno di Mameli, hanno ascoltato lapologia del segretario Alfano contro la magistratura italiana: "una vera "persecuzione giudiziaria per sovvertire l'esito del voto". Le toghe politicizzate hanno creato secondo Alfano, un pericoloso vortice antidemocratico, problema grave sul quale ha precisato Alfano deve intervenire il Presidente della Repubblica, che oggi incontrerà il segretario del PDL, insieme a Cicchitto (che ha definito i giudici del capoluogo lombardo stalinisti) e Gasparri, per conoscere le loro valutazioni circa loperato svolto sia dai PM milanesi che dai PM napoletani (in merito ad un presunto "acquisto" di parlamentari il caso De Gregorio nel 2008 per far cadere il governo Prodi) nei confronti dellex premier.
Sulla scia delle affermazioni dellex ministro dellIstruzione, Maria Stella Gelmini, che ieri aveva dichiarato abbiamo dei dubbi sul fatto che ci sia ancora spazio per essere cauti e moderati, perché si è superato ogni limite alla persecuzione giudiziaria. Siamo qui per difendere la democrazia dal tentativo di sovvertire il voto popolare'' perché cè un pezzo di magistratura, e non tutta lo sottolineo, che sta recando un danno al Paese'', Angelino Alfano avrebbe confermato l'intenzione di valutare l'opportunità di non partecipare ai lavori parlamentari finché le richieste del PDL non saranno state prese in esame, a partire dalla 'questione giustizia', che si è vista mortificata da tre fatti gravissimi e scandalosi: il ritardo del legittimo impedimento, la visita fiscale a Berlusconi e la richiesta di giudizio immediato da parte della Procura di Napoli.
Solidarietà anche dalla Sicilia - Lonorevole siciliano e coordinatore regionale del partito Dore Misuraca esprime solidarietà nei confronti del leader del PDL, Silvio Berlusconi, e afferma che lo Stato italiano e la magistratura devono garantire i diritti di tutti i cittadini, indipendentemente dal cognome che portano e a margine della riunione degli eletti del PDL, tenutasi ieri a Milano, ha precisato: In più occasioni ho ribadito la necessità di riformare il sistema giudiziario del nostro Paese. Le storture del sistema sono, infatti, sotto gli occhi di tutti. Ci sono casi giudiziari troppo lunghi, a causa della lentezza dei processi. Ritardi che configgono con le garanzie di uno Stato di diritto. E poi ci sono casi che vengono affrontati con grande approssimazione, come quello del processo Ruby, dove si nega al Presidente Berlusconi anche la possibilità di accusare problemi di salute . Il Popolo della Libertà - prosegue Misuraca - non permetterà la violazione dei diritti dei cittadini, perché è doveroso, da parte delle Istituzioni rispettare la legge. Per questo motivo oggi abbiamo condiviso l'iniziativa del Segretario politico On. Angelino Alfano, recandoci a Palazzo di Giustizia di Milano dove è in corso, ormai da 15 anni, un vero e proprio accanimento giudiziario nei confronti del Presidente Silvio Berlusconi.
I guai giudiziari - Dopo la condanna a un anno di reclusione per la vicenda dell'intercettazione Fassino-Consorte, relativa al caso UNIPOL, e al risarcimento di 80 mila fissato nei confronti dell'allora segretario dei DS, Silvio Berlusconi apre la settimana con altre due spade di Damocle che pendono sulla sua fedina penale: il caso milanese Ruby, per cui ha tuttavia ottenuto il legittimo impedimento, e l'inchiesta dei PM napoletani che accusano l'ex premier di aver comprato il senatore Sergio De Gregorio per 3 milioni di euro affinché sabotasse il governo Prodi.
Il caso Ruby - Era il 27 maggio 2010 quando, presso la Questura di Milano, la marocchina Karima El Mahroug detta Ruby sospettata di furto e priva di documenti di riconoscimento decise di farsi aiutare dallallora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che telefonò subito al Capo di Gabinetto della Questura, Pietro Ostuni, facendogli presente che presso le camere dei fermati della Questura di Milano era stata accompagnata una ragazza di origini nordafricane, segnalata come una parente dell'allora presidente egiziano Hosni Mubarak.
Le accuse a Berlusconi - Le accuse portate avanti dal PM Ilda Boccasini sono le seguenti: prostituzione minorile e presunti rapporti sessuali che lex premier avrebbe intrattenuto fra il febbraio e il maggio 2010 con Ruby, allora minorenne; concussione aggravata nei confronti di funzionari della Questura di Milano per ottenere il rilascio della marocchina. Secondo quanto scrivono i PM, Berlusconi avrebbe agito "quale istigatore prima ed autore materiale poi, nella sua posizione di leader dello schieramento di centro-destra", di una "strategia politica di erosione della ridotta maggioranza numerica che sosteneva l'esecutivo in carica". Strategia, "denominata convenzionalmente 'Operazione Libertà' tesa ad assicurarsi il passaggio al proprio schieramento del maggior numero di senatori tra quelli che avevano votato la fiducia" al governo Prodi.
La confessione di De Gregorio - L'altro processo che vede coinvolto Berlusconi risale al 2006 e il senatore De Gregorio lo dichiarò a verbale: "L'accordo si consumò nel 2006, il mio incontro a Palazzo Grazioli con Berlusconi servì a sancire che la mia previsione di cassa era di tre milioni e che immediatamente partirono le erogazioni. Ho ricevuto due milioni in contanti da Lavitola in tranche da 200/300mila euro, nell'anno 2007; peraltro, avendo debiti fino al collo li ho versati in contanti sui conti della società di Napoli, e se ci andate trovate un sacco di versamenti".