politica |
La rivoluzione è già iniziata, questo è stato, durante la campagna elettorale, lo slogan di Rosario Crocetta, e adesso che è diventato presidente della Regione Sicilia, a giudicare anche da alcune sue dichiarazioni, si sarà probabilmente reso conto che è arrivato il momento di farla la rivoluzione.
Nella puntata di Report, andata in onda domenica scorsa, è stata analizzata la situazione della Formazione Professionale siciliana, mettendo in luce meccanismi clientelari di certo collaudati, probabilmente anche da lungo tempo, da estendere forse anche ad altri settori della vita pubblica siciliana, che ha sicuramente accellerato il varo della prima, rivoluzionaria, legge Crocetta, ovvero la norma anti-parentopoli.
L'inchiesta ha evidenziato rapporti particolareggiati tra la politica e gli enti di formazione con assunzioni di parenti, enti floridamente finanziati riconducibili a soggetti politici, indicazioni di voto da alcuni dirigenti ai dipendenti. Crocetta ha dichiarato di essere a conoscenza di un sistema che gestisce la torta in modo clientelare, che questi sistemi non possono più essere sostenuti e che bisogna cambiarli. Nel servizio, però, non è emerso un particolare non sottovalutabile, che spesso i corsi sono per disoccupati, e che le indennità ed i rimborsi per le spese di viaggio vengono erogati con tempi che superano i due anni.
Lo scandalo della parentopoli nella formazione, dei contributi pilotati, non è però solo una questione siciliana e non è solo in Sicilia che le cose funzionano in un certo modo. Dopo che i siciliani, alle ultime elezioni, hanno dato forti segni di rottura con il passato, qualunque sia il punto di vista nell'analisi, tocca adesso alle istituzioni regionali proseguire sulla stessa voglia di rottura.
La Sicilia è ormai un laboratorio su cui viene sperimentato quello che avverrà in ambito nazionale, essere un buon esempio è anche una possibilità per scrollarci di dosso etichette pesanti.
Il cammino politico della Giunta regionale non si preannuncia di certo facile se questo è lo spirito con cui si vuole proseguire; taglio di consulenze, dirigenti esterni, società partecipate, privilegi, sono già stati indicati come i primi sistemi da scardinare, per riuscirci l'unità della classe politica dev'essere un primo passo verso questo percorso di cambiamento, che può mettere la Sicilia al centro di un'inversione di tendenza che puó investire l'Italia tutta.
L'auspicio è quello di non aspettare che siano le trasmissioni televisive a mettere in risalto aspetti poco chiari della vita istituzionale, il passato diventa importante quando si riesce a trarre insegnamento affinchè certi errori non siano più commessi, la Nostra amata isola, ha una storia turbolenta da questo punto di vista, già altri settori hanno subito inchieste su cui, forse, è il caso di riaccendere i riflettori.