"Oggi sarò all'aula bunker di Palermo fin dal mattino per bere tutto il calice...". L'
ex senatore del PDL,
Marcello Dell'Utri,
accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, ha definito così ludienza che si è aperta oggi, alle ore 9.30, nel
carcere palermitano Pagliarelli per le eventuali repliche del sostituto procuratore generale Luigi Patronaggio e dei legali del politico e imprenditore palermitano (Massimo Krogh, Giuseppe Di Peri e Pietro Federico).
Subito dopo,
la Corte presieduta da Raimondo Loforti è entrata in Camera di consiglio per confermare o no la pena a
7 anni di carcere, chiesta al termine della requisitoria, lo scorso 18 gennaio 2013, dal PG di Palermo.
Si aspettano le ore 17.30 per la sentenza.
Le accuse - Luigi Patronaggio è certo, infatti, che Marcello Dell'Utri abbia messo in contatto Silvio Berlusconi (ai tempi leader di Forza Italia) con Cosa Nostra perché questa ne salvaguardasse e proteggesse non soltanto lascesa politica ma anche la sicurezza dei familiari, dando così un concreto e specifico contributo all'associazione mafiosa, costringendo un imprenditore come Berlusconi a pagare somme ingenti di denaro e facendo entrare, nel 1973, ad Arcore Vittorio Mangano, un criminale italiano pluriomicida legato a Cosa Nostra conosciuto dai giornali come "lo stalliere di Arcore" e definito anni dopo, nel 1992, da Paolo Borsellino come "una delle teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia".
È normale allora che "la condotta dell'imputato ha detto Patronaggio al termine della requisitoria, in cui ha chiesto la conferma della condanna a 7 anni integra il concorso pur non essendo inserito stabilmente in Cosa Nostra".
La risposta di Dell'Utri e il suo 'processo politico' - Stamattina, dopo aver ricordato nelle sue dichiarazioni spontanee la memoria proprio di quel Mangano pluriomicida, da lui definito "una persona per bene", Dell'Utri ha risposto così alle accuse: "Mi indignano moltissimo le parole del PG secondo cui la mia cosiddetta carriera nel gruppo Berlusconi sia stata favorita dalla mia conoscenza di mafiosi che mediavo con il presidente Berlusconi. Questa cosa mi indigna sul piano umano e professionale". Attraverso uno dei suoi avvocati, Massimo Krogh, l'ex senatore ha anche parafrasato quanto affermato poco prima dal PG Patronaggio: "non si tratta - spiega appunto il legale - di un processo politico, ma di fatti", grazie ai quali è convinto che si possa respingere l'accusa di conocorso esterno in associazione mafiosa.