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"Alla determinazione di sollevare il confitto, il presidente Napolitano è pervenuto ritenendo dovere del Presidente della Repubblica, secondo l'insegnamento di Luigi Einaudi, evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell'occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce".
Con questo comunicato il Presidente della Repubblica, dopo aver firmato il decreto con cui affida all'avvocatura di sollevare il conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato, è intervenuto sulla questione della mancata distruzione delle intercettazioni telefoniche, tra l'ex Ministro dell'interno Mancino e Loris D'Ambrosio, consigliere del Presidente per gli affari giuridici, risalenti agli anni '90 durante la presunta "trattativa Stato-Mafia".
Un chiaro attacco alla Procura di Palermo, che non ha ancora disposto nella persona di Francesco Messineo, la distruzione tra le altre, di un paio di telefonate tra il Presidente Napolitano e lo stesso Mancino.
Alla Corte Costituzionale andrà l'ultima parola.