La mafia fa pienamente parte del sistema economico e politico in cui oggi viviamo; fin troppe le inchieste che hanno scardinato infiltrazioni in ogni settore. Quanti i politici processati e condannati per essere in qualche modo riconducibili a boss e famiglie? Tanti. Lidea poi che si possa aver tentato di intavolare trattative con Cosa Nostra è qualcosa che la sola idea dovrebbe riempirci di sdegno.
E noi cosa centriamo in tutto questo? Parafrasando Dio è morto di Francesco Guccini, Falcone è morto quando noi votiamo in cambio di qualcosa; Falcone è morto quando ci giriamo dallaltra parte.
Falcone muore quando ci fanno passare per favore ciò che ci spetta di diritto, Falcone muore quando si paga il pizzo. Falcone è morto per il nostro silenzio, è morto per le nostre raccomandazioni.
Falcone, e tutte le vittime di mafia, muoiono non perché non facciamo nulla, ma semplicemente perché siamo alla fine complici di questo sistema.
Rivedendo le immagini della strage di Capaci, leggendo gli stati personali di tante persone sui social network, le tante foto del profilo a Giovanni dedicate, non si può non essere attraversati da un misto di emozioni. Peccato che la rabbia e la vergogna da tanti manifestata duri solo il 23 maggio, domani Palermo tornerà ad essere la città che tutti conosciamo, dove saranno soprusi ed abusi a farla da padrona.
Domani, la nostra Sicilia e tutta lItalia continueranno ad essere quel Paese dove si cerca lavoro per amicizia, dove verrà pagata la tangente per un appalto, dove qualcuno cercherà di approvare leggi che rendano meno rigide le pene per chi sia accusato di mafia.
Non è contro la mafia che dobbiamo lottare, ma contro noi stessi, complici troppo spesso nell'avallare questo sistema.
Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e tutte le altre vittime, sono state uccise solo materialmente dalla mafia, è la nostra passività ad averli resi dei bersagli. Non aspettiamo la prossima commemorazione per parlare di mafia.