Charles Darwin pubblica L'origine delle specie per mezzo della selezione naturale,
stravolgendo gli oscurantistici dogmi cattolici sulla nascita della vita nel nostro pianeta. Oggi,
un secolo e mezzo più tardi, gli studi di genetica, chimica e antropologia, riportano alla luce
molte delle lacune che la teoria darwiniana era riuscita a sottacere nel corso delle decadi. Ad
esempio: è scientificamente possibile che la prima molecola di DNA sia nata per caso a largo dei
mari grazie all'intercessione di fulmini e a raggi ultravioletti (no) e che questi si sia auto-formato
intorno il primo organismo vivente monocellulare (no) capace di auto-svilupparsi in un organismo
pluricellulare totipotente (difficile) in grado di porre le basi per un'infinita varietà di fauna marina
tra cui i trilobiti e anfibi (ne dubito), permutabili a tal punto da generare dinosauri di qualsiasi
forma, dimensione e razza (ma va...) i quali, dopo 160 milioni di anni, in era Triassica, vengono
poi distrutti da un cataclisma biblico che spazza via ogni forma di vita tranne un fortunata élite
di miracolati Amnioti capaci di ridare il via ad una straordinaria iper-produzione di mammiferi
differenziatissimi e irrelati tra loro, tra cui i primati, che a loro volta, in barba alla stesse leggi
darwiniane, senza alcuna necessità di adattamento all'ambiente o selezione naturale, intentano un
salto nel buio (anello mancante) che li conduce ad atterrare direttamente in Tanzania nelle vesti di
Australopithecus Anamensis, da cui, infine, deriva oggi l'essere umano? Datemi del fideista, ma
preferisco credere ad Adamo ed Eva.
Il ritorno di Ridley - 2012: Ridley Scott ritorna nelle grandi sale con l'attesissimo Prometheus.
Trentanni dopo il
mastodontico BLADE RUNNER, la critica lo stronca con la stessa superficialità e sufficienza con cui,
presumibilmente, la branca più bigotta dell'ortodossia clericale pensò allora di poter liquidare le
teorie darwiniste. E con questo non si vuole certo intendere che la portata scientifica-culturale di
Prometheus sia paragonabile al capolavoro del naturalista inglese, ma la tesi avallata dal film è di
quelle, se non altro, destinate a lasciare una pulce nell'orecchio dello spettatore.
La storia - Anno 2089, dopo
aver rinvenuto in una grotta un geroglifico con la stessa inquietante mappa stellare già
precedentemente scoperta nelle più disparate parti del mondo, due archeologi si uniscono ad una
spedizione spaziale alla volta del pianeta indicato. Quello che si scoprirà, sin da subito, è il fatto che
a dare origine alla vita sulla Terra non sarebbero stati né Adamo ed Eva, né l'evoluzionismo
genetico, ma gli ingegneri: una civiltà extraterrestre di esseri giganti (Annunaki?) vissuta fino a
duemila anni fa in un pianeta misterioso e poi estinta bruscamente per cause, almeno all'inizio del
film, ancora sconosciute. Presentato erroneamente come il prequel di ALIEN (come potrebbe se è
ambientato nel futuro?), i due film in realtà convergono in misura del tutto insignificante, e mentre
la terrifica fantascienza di ALIEN era tutta fanta e poca scienza, Prometheus dirotta verso una sorta
di filosofica epic-scienza che potrebbe piuttosto rievocare un MATRIX. Di temi in ballo ce ne sono
così tanti che per esaudirli tutti sarebbe dovuto durare un'ora di più (dal secondo tempo in poi,
ahimè, il film subisce un palese e sgradevole accelerazione dei tempi. N.B: colpa di Hollywood, non
di Ridley!), ma tutte le tracce, anche quelle che non verranno mai chiuse, sono in grado di creare
mondi e puntare dritto fino allo stomaco: la paura della morte dell'anziano finanziatore, il gelo
scientifico di una splendida Charlize Theron, l'abnegazione alle proprie responsabilità
dell'irriverente capitano (un Idris Elba che non può non conquistare!), il salvifico mix di istinto di
sopravvivenza, coraggio e fede della ammaliante protagonista Noomi Rapace (già conosciuta nella
trilogia svedese UOMINI CHE ODIANO LE DONNE LA RAGAZZA CHE GIOCAVA CON IL FUOCO LA
REGINA DEI CASTELLI DI CARTA) e, non in ultimo, l'essere umano nel suo duplice ruolo di creato
e a sua volta creatore del riuscitissimo androide David, deliziosamente interpretato dal tedesco
Micheal Fassbender.
Evitiamo scomodi paragoni - E d'accordo, nonostante tutto questo e a dispetto dei suoi maestosi paesaggi
planetari, resi sublimi dal maxischermo cinematografico, specie se in 3-D, Prometheus non è Blade
Runner, (come potrebbe?) e forse neanche il Gladiatore (forse, forse), ma se nella vostra vita avete
viaggiato attraverso le
Fondazioni Asimoviane e gli enigmi di Stanislaw Lem, o se rimpiangete film
come Mission To Mars di De Palma, Sunshine di Denny Boyle, e perché no, con le dovute
proporzioni, 2001 Odissea Nello Spazio con il suo Hal, questo Ridley Scott, ancora una volta, saprà
lasciarvi attaccati allo schermo già dai primissime, epocali, scene di inizio. Nota interessante, il
finale pressoché aperto potrebbe lasciar presagire una parte II.
Per quanto mi riguarda, con le dita
incrociate, ho già cominciato il mio conto alla rovescia.
VOTO: 7.3