Narrativa è |
Una recente classifica del Il Sole 24 Ore, riguardo la vivibilità nelle città italiane, posiziona Palermo al 99esimo posto su 107 e la nostra città non perde mai l'occasione di ricordarcene i motivi.
Martedì 16 aprile è una splendida serata di inizio primavera. Alle ore 19:30 circa, come spesso accade, mi reco con la mia compagna al Basquiat Cafè di via Sant'Oliva, uno dei pub più rinomati e apprezzati del centro storico. Già da piazza San Francesco di Paola, tuttavia, ci accorgiamo che nei pressi del locale si abbatte un'inspiegabile desolazione apocalittica di cui, una volta arrivati alla meta, scopriamo le inclementi radici. Il famigerato gazebo di legno, tettoia amichevole e complice di inquantificabili incontri, pranzi e aperitivi, generalmente sovraffollato in ogni angolo e tavolino, è stato eviscerato di ogni sua parte, ridotto a nudo scheletro e chiuso al pubblico con catene e lucchetti. In uno dei tralicci esterni troviamo appeso un macilento foglietto bianco che recita il seguente messaggio: Il gazebo è chiuso e presumibilmente verrà smontato. Giusto o sbagliato che sia, questo fatto colpisce il lavoratore, il fornitore, il cliente e il responsabile dell'attività. L'attuale situazione socio-economica dovrebbe sostenere qualsiasi attività. La politica del Comune di Palermo, per motivi immotivabili, va contro la piccola economia locale. Al momento restiamo qui. Come attività, siamo nati e cresciuti. Ma, così facendo, saremo costretti a chiudere e lasciare la città E tutto ciò è da moltiplicare per molte altre attività.
Sinceramente colpiti dalla triste sorpresa cerchiamo Ciccio, il titolare del pub, per saperne di più. Ragazzo dai modi garbati e di genuina spontaneità, questa volta Ciccio, sostenuto dalla collega Viviana, sembra animato da quello sdegno cieco e viscerale caratteristico degli innocenti. Ci spiega che una delibera del Comune vieta l'apertura dei gazebo su sede stradale limitandola solo alle zone pedonali designate dal PUT.
Ci spiega anche che lui però è sempre stato a norma di legge, da tutti i punti di vista, che è in possesso dei permessi e delle licenze richieste, che anno dopo anno ha seguito tutte le direttive di regolamentazione assecondando i mutevoli capricci della giunta in carica (oggi di metallo diametro 5cm, domani di legno 30cm, e sborsando intanto di tasca sua somme non indifferenti per i lavori di riallestimento, dovendo spesso rinunciare alle ferie). E adesso a lui, chi lo rimborsa? Il suo locale offre lavoro a diversi dipendenti e la chiusura del gazebo lo costringerebbe inevitabilmente e suo malgrado a dover ridurre il personale. Ci spiega infine che probabilmente se la passano meglio certe realtà che navigano da anni nel totale abusivismo (NdA: immagino si riferisca a zone come Ballarò, piazza Olivella, via Torremuzza e consimili), invece che i molti, che come lui, sono da sempre stati perfettamente in regola. (NdA: immagino si riferisca adesso a locali come Jackass, Chiavettieri, Schiticchio, Exit, Vinile, Lizard, Ricovero, Piazza Rivoluzione e consimili).
Al di là della tematica del decoro ambientale, più di una volta impietosamente tirata in ballo dai detrattori dei gazebo, in barba alle difficoltà economiche delle piccole aziende come il Basquiat, l'origine dell'inghippo sarebbe, manco a dirlo, di natura politica.
Nel 2006, l'allora assessore alle Attività Produttive, il piddiellino Eugenio Randi, si gloriò di aver approvato le LINEE GUIDA PER LA DISCIPLINA DELLOCCUPAZIONE DI SPAZI DI RISTORO ALLAPERTO, varate l'anno successivo con la delibera n.77 del 17/3/2007, nella quale si intende regolamentare loccupazione temporanea di suolo pubblico o privato per spazi di ristoro allaperto, annessi a locali di pubblico esercizio per la somministrazione di alimenti e bevande, con la collocazione di elementi di arredo con o senza gazebo. Viene facile supporre che il buon Randi, con questa trovata, si sia accaparrato un discreto numero di simpatizzanti, amici e magari voti, e poca importa se la sua ordinanza cozzava di petto con l'articolo 20 del Codice della Strada (non è mica un caso se si chiama Popolo della Libertà), il quale sentenzia inoppugnabilmente: Sulle strade di tipo A), B), C) e D) è vietata ogni tipo di occupazione della sede stradale. In fin dei conti Randi e compagni hanno avuto almeno l'accortezza, o diciamo la scaltrezza, di aggiungere alla missiva quella voce - temporanea - , che di fatto lo assolve da ogni diretta responsabilità. E quindi adesso, chi ne risponde?
Il Basquiat e tutti gli altri trenta, quaranta o più locali di ristoro, ormai sul piede di guerra, rischiano di dover gettare all'aria gli ingenti capitali investiti per la costituzione, a norma, dei loro gazebo. Vigili e Polizia Municipale, dalla loro, hanno l'obbligo di far rispettare il Codice della Strada. Il sindaco Orlando, in una città ciclicamente sommersa dalla spazzatura (morale, prima che dei rifiuti), si trova a dover gestire il cubo di Rubik dei disastrosi strascichi della passata amministrazione.
Ad oggi è in corso una proroga per dare il tempo ai commercianti di recuperare almeno gli investimenti. La giunta comunale sta lavorando ad un nuovo PUT per salvaguardare almeno i gazebo che ricadrebbero sulle nuove aree pedonali anche se, certamente, non si può pedonalizzare l'intera città (meravigliosa utopia, con la quale scaleremmo almeno una cinquantina di posti nella classifica sulla vivibilità).
Con tutti i problemi che soffocano sistematicamente la nostra città, rendendola tra le dieci più invivibili d'Italia, da parte nostra ci chiediamo solo se la questione gazebo possa davvero rivelarsi di così impellente riguardo. Inoltre non sì può negare che nel loro piccolo, nel doveroso rispetto delle norme statali, della quiete pubblica e delle viabilità (ma ad esempio non mi sembra che davanti al Basquiat i SUV abbiano mai avuto alcun problema di circolazione, per dirne una), i gazebo abbiano nel tempo contribuito a tenere in vita, seppur blandamente, un'economia prossima al collasso, a generare posti di lavoro, nonché a consolidare un clima sociale e di aggregazione sereno e prolifico, rilanciando perfino la fiorente abitudine alla musica dal vivo. Appellandoci forse più al buon senso che alle leggi, ci chiediamo quindi se sia il caso di continuare a darci sempre la zappa sui piedi. Ci chiediamo il senso di un'ordinanza destinata a nuocere a tanti, forse a tantissimi considerando l'inevitabile effetto domino, e a non aiutare nessuno. In attesa di ulteriori sviluppi, al momento non possiamo che mandare un abbraccio a Ciccio e a tutti i suoi colleghi, e a incoraggiarli a tener duro.
(Si ringrazia Dafne Munro per la collaborazione)
Fonti e Bibliografia:
-Classifica Sole 24 Ore:
http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_2012/home.shtml
-La mini-rivoluzione Randi: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/08/06/gazebo-ombrelloni-tessuti-chiari-ecco-le-regole.html
-Delibera n.77 del 17/3/2007: http://supera.comune.palermo.it/supera//docs/news/82053/linee_guida_per_la_disciplina_dell_occupazione.pdf
-Articolo 20 Codice della Strada:
http://www.codicestradainfantino.it/codice%20articoli/Art.20.htm