Narrativa è | La gente di intelletto è spesso incapace di stare al volante. Fausto, che aveva sempre trovato modo di emergere grazie al suo ostentato nozionismo, riuscì ad avere non pochi problemi in un parcheggio grande abbastanza per un autotreno.
Sublime era il nuovo locale di tendenza della Palermo vecchia. Sulle pareti sgargianti erano affissi dipinti post-moderni in risonanza con un'assordante soprafondo elettro-dance. Demetrio, il suo amico dai tempi del biberon, si sentì soffocato dalla folla. E non solo in senso figurato.
- Come dici?
- Non c'è spazio neanche per camminare!
- Alcuni amici hanno preso un tavolo!!
Demetrio, che non aveva affatto voglia di conoscere alcuni amici, rimase intrappolato tra un mastodonte in canotta nera e una signorina dal trucco incrostato. Ed eccoli là. Una dozzina di sconosciuti ridanciani intorno a un tavolo di formica. Nessuno lo degnò di un saluto. Sopra il tavolo c'erano bicchieri di spumante mezzi vuoti. Pacchetti di sigarette accartocciati. Fazzoletti luridi. Telefonini brillanti. Demetrio prese posto tra Fausto e un tizio calvo. Dispensò per il tavolo qualche sorriso che nessuno parve cogliere. Nonostante la musica asfissiante sembravano tutti assorti in conversazioni di inestimabile rilievo. Dopo sedici minuti di orologio, decise di azzardare la prima rudimentale forma di interazione sociale.
- Scusami tanto, potresti passarmi quella bottiglia di vino per favore?
- Come hai detto? - gracchiò il pelato che sedeva alla sua destra.
- La bottiglia di vino! - ripeté con un rilancio di decibel.
- Ah, ti chiami Dino! Piacere, io sono Tony.
Cosa diavolo aveva capito questo? Fallito il tentativo, Demetrio rincasò con mestizia tra le terre desolate del suo solipsismo. Tanto per ammazzare il tempo passò in rassegna i volti dei suoi vivaci commensali. C'era chi occupava il ruolo del leader. Chi dello sbruffone. Lo sportivo. Il professionista. Il depresso. Il comunistoide. Manuele, ad esempio, aveva lo sguardo di chi ne ha viste tante. La sua faccia triangolare ricordava un ferro da stiro con due zigomi prorompenti che sporgevano come siluri. Dalla cima della testa di Sandro svettava invece un flessuoso codino da yorkshire. Niente che facesse al caso suo. Poi c'era Monica. Viso limpido come l'Olimpo. Occhioni blu di un blu metallizzato. Fosse nata a Milano sarebbe diventata almeno una velina. Con uno stile di vita all'altezza della sua beltà. Invece se ne stava lì, dispersa in quel tavolo, condannata dall'infallibile capacità di Palermo nel mortificare i propri talenti. E Demetrio si chiese se, prima o poi, questa Monica avrebbe dovuto mai fare i conti con la sensazione che, dalla vita, lei avrebbe potuto avere molto di più. Viceversa si sarebbe fusa nel suo status. Diventando solo quello che gli altri volevano che diventasse. Senza dubbio più comodo e sbrigativo. Dicendo quello che gli altri si aspettavano che dicesse. Assentire quanto c'era da assentire, giudicare secondo l'opinione comune, meno identità meno complicazioni, meno sostanza e meno problemi. In fin dei conti è meglio così. Burattinarsi, confezionarsi e mettersi in vetrina nei migliori social-network della rete.
Miscelata nel cocktail degli astanti, due tavoli più a sinistra, una biondina forse miope stava focalizzando il suo sguardo su di lui. Quando Demetrio se ne accorse, si voltarono entrambi dall'altra parte.
- Oh Demetrio tutto bene? si informò Fausto già mezzo brillo.
- Uno spasso!
Sollevarono per aria i calici frizzanti e buttarono giù senza troppi complimenti. Fausto sembrava inserito nel dibattito. O per lo meno, dava il massimo in quella direzione. E Demetrio si domandò perché lui fosse l'unico a rimanere in silenzio. Non era una cosa buona, se ne rendeva conto, ma d'altro canto non sapeva cosa fare. Così si voltò di nuovo dall'altro lato, con studiata noncuranza, verso la biondina due tavoli a sinistra. Quando scoprì che lei lo stava ancora fissando, il cuore gli sobbalzò per la trachea. Di riflesso deviò l'attenzione verso il quadro un po' più in là e assunse un'espressione intelligente. Una manciata di secondi e si tese col busto verso la sua comarca, simulando la risata spontanea dei buoni vecchi amici. Infine si grattò i dorsi della mani e stabilì che, da quel momento non si sarebbe più voltato, cascasse il mondo. Così non si accorse che lei e le sue amiche stavano già chiedendo il conto. Che raccoglievano le loro cose sparse sul tavolo. Che lei aveva sollevato lo sguardo almeno altre tre o quatto volte. Non si accorse nemmeno quindi, che prima di uscire, la ragazza due tavoli a sinistra stava inesorabilmente puntando verso di lui.
- Scusami, ma tu sei Demetrio?
Oh cazzo, esordì. Per sua fortuna tra sé e sé. Poi si tirò in piedi e nella sua mente tutto divenne chiaro.
- Aurora?
- I capelli color campo-di-grano-in-un-giorno-di-sole le drappeggiavano sulle spalle.
- Sono anni che non ci vediamo - esordì lei, festosamente.
- Sì. Dieci anni. Ad Aprile specificò lui.
Dallo spacco della gonna intravide le sue gambe incantevoli.
- Allora, come stai? Lavoro? ...sei sposata?
- Sono stata sposata. Ma non è andata bene.
- Oh, mi dispiace.
- Non devi, era un coglione.
Aurora si sciolse in una risata cristallina. Lui cercò di imitarla, ma si affogò, e non riuscì più a mettere insieme neanche una frase convenzionale tra le migliaia che aveva in testa.
- E quindi, sei sposata? - finì rovinosamente con chiederle di nuovo.
- Sono una free-lance annunciò lei.
- Perbacco...
- Hey Dino, hai fatto conoscenze! - proruppe Tony sbucando da dietro - scusami sai, che distratto, non mi sono ancora presentato: mi chiamo Tony, sono il dirigente della filiale Mercedes di via Empedocle Restivo - Si esprimeva con un forzatissimo anti-accento palermitano.
Demetrio represse l'impulso di esplodergli un gancio terra-aria. Aurora lo guardò con una specie di curiosità zoofila e quando non rispose alla stretta, lasciando penzoloni il braccio di Tony a mezz'aria, l'intero piano del realtà sembrò per un attimo sul punto di ribaltarsi.
- Demetrio, mi ha fatto piacere rivederti, adesso però devo andare.
- Ha fatto piacere anche a me.
- Ecco, forse, non so, magari dovremmo scambiarci i numeri. Potremmo uscire qualche volta, così, come facevamo un tempo.
- Perché no!
Da quel momento la serata di Demetrio assunse una piega nuova e sicuramente inaspettata. I ragazzi cominciarono a rivolgergli le prime battute, a interessarsi a lui, a coinvolgerlo nel dialogo. Le ragazze non gli staccarono più gli occhi di dosso. In brevissimo tempo vide se stesso elevarsi al vertice estremo delle relazioni interpersonali. E trovò buffa quella situazione. Forse addirittura fastidiosa. Così, mentre tutti cercarono di punto in bianco i suoi consensi, lui si chiuse ancora di più. Ma questa volta solo per sua scelta.
- Ciao Demetrio, allora ci si vede concluse Sandro.
- Ciao Demetrio, restiamo in contatto per quella partita riprese Manuele.
- Ciao Demetrio, se vuoi mi trovi su facebook
- aggiunse Monica.
- Forza Demetrio, adesso andiamo però protestò Fausto.